Regio, la versione di Del Monaco che inchioda Appendino e fa luce sull'addio di Noseda

di ILARIA CERINO
pubblicato il 06/03/2021


Io ero a casa mia, quando venni contattato per chiedermi se fossi stato interessato a diventare sovrintendente del Regio di Torino. Questo accade circa un anno prima delle dimissioni di Vergnano […] Io preparo la documentazione da presentare ufficialmente, curriculum professionale eccetera. Vengo invitato dall’assessore alla Cultura Francesca Leon, a casa sua precisamente. Alla cena sono presenti tutti i principali collaboratori della sindaca Chiara Appendino. È lì che nasce la decisione di proporre ufficialmente la mia candidatura alla sindaca”.

È quanto dichiarato da Giancarlo Del Monaco in una lunga intervista rilasciata a ToscanaToday la scorsa estate, tornata attuale – così come altre dichiarazioni del figlio del celebre tenore circa la figura di Graziosi – alla luce dell’avviso di conclusione delle indagini da parte della procura torinese in merito all’operazione Spartito. Di cui, ce ne scusiamo, ci occupiamo con imperdonabile ritardo: non ce ne vogliano i lettori, si tratta di limiti connaturati all’essere redazione universitaria. Ma, ora che si ci si è presentato un valido pretesto, tanto meglio correre ai ripari.

ToscanaToday rappresenta una fonte d’informazione da cui, alla luce dei pezzi pullulanti di inesattezze ai limiti del querelabile dedicati al Teatro Regio di Torino negli ultimi tre mesi (ma, a giudicare dal nome, non dovrebbe occuparsi di Firenze e dintorni?), ci teniamo a debita distanza. Ma, trattandosi in questo caso di riportare le dichiarazioni di Del Monaco, ci turiamo il naso e rimandiamo ad altra sede qualsiasi giudizio circa la figura del fondatore e l’opinabile linea editoriale.

Le cose vanno avanti, si svolgono una serie di incontri, si discute su cosa vogliamo fare, i programmi, le mie idee e così via. Poco prima di Natale, 2017, finalmente incontro l’Appendino: mi invita a cena a casa sua. È presente tutto il suo staff interessato al Regio”.

Lo staff del Regio altro non è, come anche riportato al tempo dal Corriere, che lo stato maggiore pentastellato con il pallino del dover riformare il sistema culturale torinese: Pierluigi Dilengite (che nel novembre 2018 sarà nominato consigliere per le Fondazioni lirico-sinfoniche e per l’industria musicale dal ministro Alberto Bonisoli), Massimo Giovara (consigliere comunale del Movimento 5 Stelle poi divenuto presidente della commissione consiliare alla cultura), Roberto Guenno (corista e sindacalista tra gli indagati dell’operazione Spartito). Per dover di cronaca, e non per meriti e demeriti conseguiti nella vicenda, va riportato che anche l’assessore Leon era presente alla cena insieme al suo assistente Giovanni Limone (già coordinatore della Segreteria del primo cittadino).

Una cena in clima molto familiare, ricordo. Tu porta la pizza, io porto il vino… Seduto a tavola c’è il marito della sindaca, la bambina, molto carina, che mangia la minestra. La conversazione si estende interamente sul Regio, le prospettive, i problemi, vengo sottoposto ad una fila di domande. Alla fine, la decisione è presa: la sindaca Appendino alza il bicchiere e invita tutti a brindare alla mia nomina a sovrintendente del Teatro Regio di Torino […]. L’Appendino, infatti, poi mi dirà: Del Monaco, cerchi subito un nuovo direttore musicale importante per il Teatro. Il mio curriculum consente di poter agire su un ampio raggio di possibilità, conoscendo e avendo lavorato con tutti i grandi direttori d’orchestra. Per fortuna, eccoci, un sesto senso mi suggerisce di attendere che la mia nomina sia ufficiale: pensi lei che figura avrei fatto se mi fossi esposto, per come sono poi andate le cose. Mi avrebbero macchiato e nell’ambiente non solo italiano, come un millantatore”.

Ciò che segue sono le prime battute di quel De profundis raccontato con dovizia di particolari dalle maggiori testate nella primavera del 2018, e che prende nel siluramento del nome di Del Monaco ha il suo punto di svolta: “Walter Vergnano [...] si dimette da sovrintendente il 18 aprile 2018. Il 2 aprile 2018 l’assessore alla Cultura del Comune di Torino Francesca Leon mi scrive: «Il Consiglio di indirizzo del Regio è il 9 aprile e in quella data annunciamo le dimissioni di Vergnano ma ancora non il tuo nome. Nei prossimi giorni il responsabile dell’ufficio stampa della sindaca chiamerà il tuo ufficio stampa». Nel frattempo, l’Appendino e la Leon avevano chiesto anche il parere di Ezio Bosso sul mio nome, il quale aveva risposto: «non potevate trovarne uno migliore». Una settimana, dieci giorni, prima del voto in Consiglio di indirizzo del Regio, viene fuori in Comune un’eccezione. La legge Madia impedisce la nomina di Del Monaco a sovrintendente, mi dicono: perché ha più di settant’anni. Considero questa eccezione una svista, è un errore macroscopico, e lo faccio naturalmente presente”.

Ma Del Monaco è un libero professionista che, dunque, non rientra tra i destinatari delle incompatibilità previste dalla Legge Madia. A chiarire la questione interviene lo scorso anno proprio l’assessore alla Cultura Francesca Leon. La quale, uscendo dall’audizione con i magistrati il 30 maggio 2020 conferma il ruolo marginale rivestito in quei giorni (e, a veder gli ultimi cinque anni, non solo in quei giorni). Scrive il Corriere: “Un escamotage per dire no a Del Monaco? Leon non si sbilancia, ma lasciando Palazzo di Giustizia chiarisce: «Non fu una decisione esclusivamente tecnica. La scelta non spettava a me»”.

“Io da quella cena casalinga prenatalizia – prosegue Del Monaco –, non ho più sentito la sindaca Appendino. È ufficiale che non sono stato escluso solo per un motivo tecnico (lo dice la Leon, e considero quel ‘solo’ un suo eccesso di cautela), ed altrettanto ufficiale, se così si può dire, è che non si sa il motivo ‘non tecnico’ della mia esclusione. Francamente, mi pare, ancora oggi, un brutto esempio di gestione della cosa pubblica”.

Dopo la notizia dell’esclusione dalla sovrintendenza del Regio, Bosso scrive a Del Monaco alcuni messaggi: “Sono andati oltre come i peggio renziani, come sai l’accusa principale al Movimento è sempre l’inesperienza, adesso si va nella disonestà”. Poi: Chiara va contro ogni principio del Movimento… lo distrugge proprio. Il Movimento sparirà a Torino per colpa di queste scelte, c’è una delusione che non hai idea. E ancora:“Appoggiai la tua candidatura con convinzione, mi complimentai per la scelta, e fui disgustato dal trattamento che poi hai ricevuto”.

A Enrico Stinchelli, autore e conduttore della Barcaccia, in onda dall’ottobre del 1988 su Radiotre, neanche due mesi dopo Del Monaco avrebbe raccontato ulteriori dettagli circa la querelle del Regio: “Io la chiamo ‘l’onda lunga di Amuchina’, che mai come adesso è di moda. Per lavare, per pulire questo ambiente. Noi tre abbiamo inviato una lettera al Ministro per denunciare lo stato delle cose, i taglieggiamenti subiti e il rischio che al Regio di Torino si instaurasse il sistema varato ad Astana, in Kazakhistan”. Dove, stando agli inquirenti, esisteva un legame tra l’ex sovrintendente Graziosi e l’agenzia teatrale di Ariosi, che avrebbe visto crescere il fatturato in seguito alla scritturazione dei suoi artisti da parte dell’Opera di Astana prima e del Regio poi. E grazie a cui lo stesso Graziosi avrebbe intascato percentuali sugli artisti contrattualizzati.

“Spero che questa inchiesta giunga al più presto ai rinvii a giudizio, il magistrato torinese è molto determinato e quella Procura è seria, dinamica. Hanno acquisito valanghe di materiale e per fortuna la gente ha iniziato a parlare, sulla scorta delle notizie uscite nelle ultime settimane. Chi ha sbagliato pagherà. Per fortuna si è formato un gruppo importante di personalità coraggiose e determinate, anche tra i politici, il che è importantissimo per situazioni così complesse […]. Ho avuto momenti di sconforto e di forte depressione, soprattutto dopo il fattaccio di Torino, in cui mi sono visto prima festeggiato come prossimo sovrintendente del Teatro Regio e poi improvvisamente defenestrato, per la nomina ricevuta da Graziosi. Ingannato dalla Appendino e danneggiato enormemente nella mia immagine. Mi avevano addirittura incaricato di cercare subito un nuovo direttore musicale, sostituto di Noseda.

Ed ecco che, due anni dopo, casca l’asino. Che quella di Noseda sia sempre stata una figura a suo modo giustamente scomoda in certi ambienti – ammesso si possa definire oggettivamente scomoda una figura il cui solo obiettivo è la crescita artistica del teatro, del coro e dell’orchestra, quando nei fatti è invisa solo a specifici profili – lo sapevamo. E le soffiate circa una sua non riconferma non sono mancate sin da subito. Torino si prende la sua piccola rivincita, dopo che con il concerto a sorpresa del 2019 Noseda si è preso la propria: contro coloro che negli ultimi tempi hanno ripetutamente sostenuto che la bacchetta milanese se ne sia andata sbattendo la porta senza che il nuovo stato maggiore di Regio e Comune potesse far nulla.

Era testimone Pierluigi Dilengite a questo colloquio […]. Sono stato persino ostracizzato dopo, con un veto del nuovo sovrintendente Graziosi acciocché io non mettessi piede in teatro, di questo ho i testimoni […]. Graziosi che ha giocato sporco fingendosi amico e poi pugnalandomi alle spalle. Questa faccenda mi è costata due anni senza lavoro, avevo regie che ho eliminato per restare a Torino. Sono rimasto nel vuoto completo, non un teatro italiano mi ha chiamato. In Italia lavorano due tre registi e basta, quelli con gli agenti più importanti e le società di comunicazione più importanti, in Italia funziona così caro mio. Penso a quanto avesse ragione Verdi nel musicare il monologo dell’Onore in Falstaff. Ma di una cosa sono certo: dopo questa intervista lavorerò in Italia ancora di meno, tanto…meno di niente non esiste nulla.”