La terapia della commissaria di ferro

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 28/02/2021


Che nei confronti della classe politica torinese la commissaria straordinaria del Regio si riscopra una lady di ferro in salsa sabaudo-partenopea è una speranza che ha la sua ragion d’essere. Ne abbiamo avuto conferma lo scorso venerdì, quando Rosanna Purchia ha riferito (di nuovo) in commissione cultura del consiglio comunale torinese circa lo stato di avanzamento del Piano di risanamento dell’ente lirico chiamata a guidare in via straordinaria.

Dal mio arrivo a settembre, molte azioni sono già state fatte. Abbiamo deciso – ha affermato Purchia – di formulare una sorta di storyboard con le criticità da affrontare, e di monitorarlo ogni 15 giorni […] Siamo abbastanza avanti con il piano di risanamento che dobbiamo presentare a Mibac e Mef entro il 25 marzo e potremo mantenere la tempistica. Tutto è in marcia, il Regio non lo ferma nessuno […] Da gennaio stiamo lavorando per la definizione della dotazione organica da presentare al ministero e abbiamo definito un nuovo tool di monitoraggio sui costi. Abbiamo inoltre l’obiettivo di azzerare la situazione debitoria nei confronti degli artisti entro il 31 marzo, mentre con i fornitori abbiamo chiuso il debito storico – pari a 1,3 milioni, con uno stralcio di 470.000 euro – e procediamo al pagamento di quello corrente alle scadenze contrattuali”. Saldamento debitorio possibile grazie al recupero dei crediti vantati dal Regio i larga parte nei confronti delle istituzioni, da tempo invocati. Con la chiusura del bilancio 2020, che dovrebbe arrivare il mese prossimo, si avrà a disposizione un rendiconto preciso delle operazioni effettuate.

I fondi straordinari della legge di Bilancio, secondo la commissaria, daranno la possibilità di azzerare il fardello del debito pregresso, ma “fondamentale per costruire un futuro vero è non crearne uno nuovo”. A fine 2019 il debito della Fondazione era di quasi 27 milioni di euro, ridotti a poco più di 17 milioni a fine 2020.

Tra le novità annunciate, la chiusura del Regio nel corso dei mesi estivi, proprio quando nel resto del Paese i teatri molto probabilmente riapriranno. Una chiusura obbligata dalla necessità di avviare interventi edili: per quando riguarda l’agibilità del teatro, sarà pubblicato a breve il bando per la ristrutturazione della torre scenica (operazione finanziata con i famosi 8,5 milioni che promessi da Bonisoli); a fine marzo, invece, al via gli interventi edili al Piccolo Regio, che interesseranno l’installazione del sipario tagliafuoco per gli spettacoli con scenografie, gli impianti di ventilazione meccanica e il risanamento del cordolo parabolare lato via Verdi. Ma i cantieri non fermerebbero gli spettacoli, che a sentire la commissaria saranno dirottati all’aperto (nel nostro piccolo, da anni ormai sosteniamo l’ipotesi Parco Dora). E si profilerebbe anche una ipotetica partnership con Piemonte dal Vivo.

Per quanto concerne l’occupazione, invece, Purchia ha annunciato un nuovo ricorso al Fis da metà marzo a metà aprile: “In passato è stato fatto un uso del lavoro a tempo determinato assolutamente improprio e adesso si dice che si attaccano i lavoratori. Io non ci sto. Stiamo lavorando guardando al futuro lontano per lasciare una situazione più solida e organizzata”. Nell’ottica del risparmio rientra anche la scelta di Purchia e del direttore generale del Regio Guido Mulè di tagliarsi lo stipendio del 10%, in concomitanza con il ritorno dei dipendenti in cassa integrazione. Confermata, poi, l’esternalizzazione della biglietteria (con buona pace dei consiglieri illiberali per i quali tutti i servizi debbano essere erogati dalle istituzioni), mentre resterà di competenza del Teatro l’ufficio educational, che cura le attività con le scuole.

E veniamo al commento. Lo zenit della riunione consiliare è coinciso, come peraltro ampiamente prevedibile, con l’interrogatorio dei malmostosi consiglieri che, pur avendo dimostrato negli ultimi anni di capire assai poco di cultura (ribadendolo venerdì, per giunta), non hanno mancato di trasformare le sedute nelle passerelle elettorali a cui siamo tutti tristemente abituati. Zelanti arringhe capaci di destare l’ira proprio della Purchia, che a muso duro non ha potuto – giustamente – che rispondere: “Dove siete stati finora?”. E mettendo Massimo Giovara, presidente della commissione cultura, nella condizione di chiederle di moderare i toni.

Proprio quel Massimo Giovara, il consigliere che due anni fa perculava i torinesi pronti alla manifestazione di Piazza Castello, che dopo un anno di fallimentare esperienza Graziosi non aveva mancato di definire Torino come una città di ingrati (come se il cittadino contribuente abbia mai chiesto, a Giovara, di invischiarsi nelle faccende del Regio), ha chiesto a Rosanna Purchia – che rispetto a Giovara nella catena alimentare è ben più in alto – di moderare i toni. Vorremmo aggiungere qualche riga di nostro pugno, ma il tutto si commenta abbondantemente da solo.

I giorni della commissaria a Torino sono ancora pochi. E, aggiungiamo noi, per fortuna sua e per sfortuna nostra. Il 9 marzo scadrà l’incarico, e Purchia assicura che il Regio tornerà in mano alle istituzioni: “Chiunque sarà il prossimo sovrintendente nominato, dovrete vigilare che operi secondo la legge, come unico organo di gestione, senza l’intromissione della politica e del mondo sindacale. Ognuno deve fare il proprio mestiere. Dovrà essere lasciato libero di operare, mantenendo un controllo rigido sui conti”. 

Con ancora quattro mesi di mandato, l’attuale giunta ha tutto il tempo di varare un bando pubblico e procedere alla nomina di un nuovo sovrintendente. Ammesso che Appendino, Leon, Giovara & soci optino per la strada del bando, come accaduto con Schwarz. Di strada ce n’è anche un’altra, quella che ha portato alla nomina imposta di Graziosi. Con la differenza che allora le fondazioni bancarie – soci fondatori della Fondazione Teatro Regio – apposero la firma in calce per tutelare il quieto vivere dell’ecosistema Comune-Regione. Mentre lo scorso anno, alla richiesta di Appendino di erogare ulteriori finanziamenti per scongiurare il commissariamento, alla giunta chiusero la porta in faccia.

Questo non implica, però, che il prossimo sovrintendente non possa essere un profilo vicino ai pentastellati. Il bando che ha portato De Gaetano al Museo del Cinema ce lo rammenta. D’altronde, non avendo più nulla da perdere (a parte le elezioni di giugno), può anche darsi che si tenti un ultimo colpo di coda e si lottizzi il Regio a poco tempo dall’insediamento della prossima giunta.

In tutto questo, non mancano nemmeno voci che vedrebbero una riconferma della Purchia. Per quanto ci riguarda, non potremmo che esserne rallegrati. Ammesso che poi, da sovrintendente, persegua nel trattare il consiglio comunale – che sia questo o il prossimo – come la malmostosa scolaresca che in questi anni si è dimostrato. E rammentando ai suoi membri quale posto di bassa classifica occupano nella gerarchia culturale: lavoro improbo, ma qualcuno dovrà pur farlo. Dei nominati vicini ai partiti ne abbiamo abbastanza. Lasciar risolvere a un protegée del ceto politico i problemi causati dal ceto politico è un ossimoro non solo sulla carta.