Il pericolo dell'ignoranza. Una lettera al Sindaco di Torino

di VITTORIO CISNETTI
pubblicato il 05/07/2020


Viene qui di seguito riportato il testo della lettera inviata dal sottoscritto pochi giorni or sono al Sindaco di Torino, Chiara Appendino, in relazione e soprattutto reazione agli atti di vandalismo che nelle scorse settimane hanno interessato alcuni monumenti siti proprio nelle immediate vicinanze della sede del Comune, in Piazza Palazzo di Città (nello specifico, la statua di Re Vittorio Emanuele II posta all’interno del porticato dell’edificio municipale e il monumento ad Amedeo VI di Savoia al centro del piazzale antistante). Simili episodi, che si inscrivono nella scia di violenze e furia iconoclasta nata dalla totale degenerazione delle manifestazioni a sfondo antirazzista sorte a partire dagli Stati Uniti d’America nel mese scorso e da qui propagatesi all’intero globo, rappresentano un potenziale precedente per ulteriori e future prese di posizione scellerate da parte degli autori di tali assurde rappresaglie motivate da non si capisce bene cosa, e contro di esse è necessario che il Comune di Torino, in quanto autorità competente sul territorio, si imponga utilizzando al meglio e al più presto i mezzi politici, culturali e di polizia di cui dispone. Una situazione di prolungata inerzia su questo fronte, infatti, può andare col tempo a costituire una minaccia grave, in cui l’ignoranza e la mancanza di cognizione storica saldate al mero desiderio di violenza e deturpazione rischiano di minare ingiustamente l’immenso patrimonio della Storia e dell’Arte della città, che andrebbe invece salvaguardato a ogni costo, specie se da attacchi di soggetti dalle piratesche velleità come i suddetti – la cui copertura ideologica, inutile dirlo, appare ancor più inquietante.

2 Luglio MMXX

Egregio Signor Sindaco,

Innanzitutto procedo con le doverose presentazioni: mi chiamo Vittorio Cisnetti, sono nato e vivo nella nostra splendida città da ventidue anni, possiedo una laurea in Storia conseguita presso l’Università degli Studi di Torino e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in Scienze Storiche nel medesimo Ateneo.

Con la presente ho deciso di prendere in mano carta e penna, come purtroppo accade sempre meno spesso, per manifestarLe la preoccupazione, mia e immagino di molti, a fronte dei più recenti avvenimenti che, in un’ottica globale, hanno finito per coinvolgere inevitabilmente anche Torino: come noto, l’ondata delle proteste a matrice antirazzista sviluppatasi nello scorso mese a partire dagli Stati Uniti d’America si è in breve tempo estesa alle piazze di tutto il mondo o quasi, condita tuttavia, come prevedibile, dai consueti atti di violenza e mancanza del dovuto rispetto nei confronti del pubblico e delle istituzioni, opera di immancabili elementi radicalizzati pronti ad utilizzare l’occasione come mera scusa per perpetrare crimini e distruzioni. Ben lungi dal negare la liceità di tali manifestazioni e dello spirito che ha animato e anima la maggioranza dei loro partecipanti, è ormai evidente come in molti casi esse abbiano assunto risvolti preoccupanti e di chiara impronta antisociale, in cui l’ignoranza pare mescolarsi sempre più pericolosamente a velleità criminali sfociando nella violenza gratuita, diretta ormai sistematicamente contro qualsivoglia simbolo del passato in nome di ideali che paiono avere ben poco a che spartire con gli obiettivi pacifici di un movimento nato proprio per rispondere alla violenza.

Purtroppo, nelle ultime settimane  l’ondata di fanatismo iconoclasta pronto ad abbattere statue o a imbrattare raffigurazioni di grandi personaggi del passato (Colombo, Churchill, Montanelli sono nomi che troppe volte negli scorsi giorni sono stati chiamati in causa senza cognizione alcuna, e non sono che la cima di una montagna enorme che qui per brevità preferisco lasciare nascosta tra le nebbie) imputandoli come ‘razzisti’, ‘omofobi’ o ‘stupratori’ – e queste sono forse le parole più educate tra quelle che si è visto utilizzare finora nei loro confronti – in virtù dei fatti storici di cui furono protagonisti o delle loro idee, estrapolandole completamente dal loro contesto originario e privandole del necessario distacco temporale e mentale dall’attualità, denotando la totale ignoranza dei meccanismi e dei criteri per la valutazione storica di eventi accaduti a secoli di distanza da oggi e in un universo di valori e morale completamente differente (senza che, peraltro, certi soggetti autori dei suddetti atti di vandalismo riescano a rendersi conto di come la loro stessa condotta potrà a distanza di qualche decennio essere oggetto delle medesime tattiche di travisamento da loro adottate oggi).

Come si è tristemente dovuto vedere, la barbarie dell’ignoranza ha infine raggiunto il nostro Paese e con esso anche Torino: sono fatti di cronaca recente l’imbrattamento di alcuni tratti della facciata del Palazzo di Città e della statua di Re Vittorio Emanuele II posta dentro il portico d’accesso, e ancor più dovrebbe suscitare sconcerto lo striscione che pochi giorni or sono è stato apposto, sempre sulla piazza antistante il Comune, alla cancellata del monumento dedicato ad Amedeo VI di Savoia: quest’ultimo è stato definito dalla ‘sorellanza’ (aderente, come recita lo scellerato lembo di stoffa che avrebbe avuto vita migliore a fungere da lenzuolo, al movimento ‘femminista’ ‘Non una di meno’, N.d.A.) responsabile di questo rigurgito infangante e vigliacco di un femminismo sedicente – che nulla ha a che vedere con gli ideali nobili delle origini di tali movimento – come “crociato, stupratore e colonizzatore”. Se è vero che nell’anno di grazia 1366 il duca sabaudo rispose effettivamente a un appello del pontefice romano per una crociata in aiuto dell’Imperatore di Costantinopoli (atto sicuramente nobile di per sé in un’ottica di valori ormai tramontati, ma per il quale nessuno nel XIV secolo avrebbe pensato di incolpare chicchessia, fosse questi un sovrano come Amedeo VI o un pezzente), non è affatto chiaro come questa figura di importanza centrale per la storia della città possa essere definita uno ‘stupratore’ – a meno che gli autori di tale atto di vandalismo non siano talmente esperti da aver rinvenuto carte o documenti che lo accertino nell’archivio delle loro case o centri sociali – o accusata di aver preso parte a imprese coloniali, essendo il colonialismo un fenomeno storico sviluppatosi giusto alcuni secoli dopo il tempo in cui l’imputato ebbe modo di vivere.

Men che meno dovrebbe spiegarsi l’accanimento nei confronti del Padre della Patria e della sua statua, personaggio senza il quale, forse, le cose sarebbero potute andare in modo diverso nel secolo successivo magari dando luogo a sviluppi che avrebbero privato quegli stessi facinorosi di cui si è detto di esprimere le loro idee in un contesto di libertà: è vero che la Storia non si può studiare attraverso le ipotesi, ma pare evidente come i suddetti soggetti nella loro ignoranza e folle ideologia (qui a Torino come altrove) intendano e facciano uso di quella libertà in una maniera che contrasta col concetto stesso di società e di comunità, la quale si fonda sulla memoria del proprio passato, il quale può certo essere discusso, sempre, ma sradicato, decapitato, imbrattato o cancellato (e, forse ancor peggio, traviato), mai.

Senza addentrarsi nell’intricato dibattito che riguarda Casa Savoia, in cui gli autori di tali atti di vandalismo sono sempre pronti a sfoderare i soliti argomenti ormai arcinoti e a declassare qualsivoglia interlocutore non aderente al loro pensiero totalitario come ‘fascista’, con la presente lettera desideravo rimarcare come, per lo meno da un punto di vista storico e di uno storico in erba, quanto avvenuto e probabilmente continuerà ad avvenire rappresenti un grave pericolo da un lato, e dall’altro non sia che la manifestazione di una tendenza ormai affermata che è volta alla distruzione di ogni forma di valore e memoria nel nome di ideologie travisate e condotte ad anni luce di distanza dall’argine del solco da cui erano nate. Scusare simili atteggiamenti nel nome di un antirazzismo, un femminismo o un antifascismo estremizzato e ignoto a chi nel passato per tali idee ha combattuto in maniera seria è una scelta grave, e ancora di più lo è la mancanza di attenzione o lo sminuimento della portata di simili eventi da parte delle istituzioni, che spesso appaiono più propense a sorvolare su faccende di questo genere onde evitare ulteriori complicazioni.

Per tale motivo, dunque, ho voluto scriverLe, per sollecitare Lei e la Sua giunta comunale ad agire tempestivamente in modo da evitare che la situazione e l’ondata di iconoclastia scellerata cui si assiste in queste settimane possa acuirsi ulteriormente, come purtroppo già avvenuto non solo negli Stati Uniti d’America, ma anche nel più vicino Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (questa infatti la denominazione ufficiale del Paese, qui scelta per rendere giustizia una buona volta alle diverse nazionalità che, unite, lo compongono, N.d.A.). Non è infatti l’atto in sé a costituire un evento grave, dal momento che una statua sporca e un telo su un monumento non possono ledere fisicamente nessuno, bensì la sua portata a livello culturale, storico, sociale, e l’ideologia traviata che ne è alla fonte così come il messaggio falsato che ne deriva.

Pur non condividendo personalmente le Sue posizioni in termini di politica e amministrazione della città, ritengo in tutta sincerità che Lei, in qualità di Sindaco e persona sicuramente di solida cultura e formazione, potrà essere in grado, insieme ai Suoi collaboratori, di far fronte a tale spiacevole situazione e di prendere i dovuti provvedimenti, che mi auguro andranno oltre l’aver rimosso l’infame striscione dal monumento del Conte Verde e la pulizia (che si spera avverrà presto) della statua di Vittorio Emanuele II, primo sovrano della nostra Italia Unita e da cui forse in tanti dovrebbero imparare come esempio.

La ringrazio dunque per la cortese attenzione e Le rivolgo i miei migliori auguri per un buon proseguimento nel Suo lavoro di Sindaco.

Cordiali saluti,

Vittorio Cisnetti